O meglio, si stava scopando lo straccio che attaccava alla scopa per lavare a terra nei corridoi. Ma questo, ovviamente, lo avrei capito solo molti anni dopo. Ero un bambino sveglio, ok, ma avrei dovuto aspettare ancora qualche anno per vedere le dolci porte della depravazione dischiudersi davanti ai miei occhi meravigliati.
Tutto divenne subito molto strano. Quell'uomo di mezz'età nudo, nel bagno dei bimbi, con uno straccio avvolto attorno al pisello... “Don Anto' vi siete fatto male?” Fu quello che mi venne da dire. Pensai che si fosse chiuso il prepuzio nella zip, cosa che mi era capitata un'infinità di volte, e stesse usando lo straccio per fermare l'emorragia. “No, no Giovà...non ti preoccupare...non è niente...voi piuttosto che ci fate qua?” - “Noi?” sentii l'imbarazzo crescere e globalizzarsi. Ci vergognavamo per essere stati puniti, anche se non capivamo bene il perché. In fondo avevamo agito al meglio delle nostre possibilità e nei limiti del nostro carattere. Decisi di mentire: “Siamo rimasti chiusi dentro...abbiamo provato a uscire ma la porta si deve essere chiusa da fuori per sbaglio.” Fu il “per sbaglio” ad insospettire il bidello, che nella sua infinita depravazione stava pensando a come non essere accusato di pedofilia. Quattro ragazzini lo avevano visto nudo nel bagno, nascosto, mentre compiva atti strani con uno straccio e una scopa. Se lo avessero saputo, come minimo lo avrebbero licenziato. Facilmente avrebbe potuto finire in galera: il pover'uomo era terrorizzato. “E voi? Che ci fate là dentro?” Chiesi, impertinente.
Che goduria fu vedere il rozzo bastardo alcolizzato e tabagista arrossire come una verginella! Pur non capendo esattamente cosa stesse succedendo, mi resi facilmente conto che si trattava di qualcosa di strano, e che Don Antonio – questo il nome del nostro valoroso scopatore di scope – era in una situazione analoga alla nostra. E chissà perché intuivo che i dinosauri non c'entravano nulla. “E poi...” continuai. La situazione cominciava a piacermi: un bambino, un ragazzino cazzone e fissato per i rettili preistorici stava chiaramente tenendo per le palle il vecchio bidello porco. Se avessi voluto, avrei potuto farlo fisicamente e fisicamente dargli una strizzatina. Titolo del giornale locale: “Bambino seienne molesta bidello nudo nel bagno della scuola.” Figo. Lo incalzai: “e poi...perché siete nudo lì dentro?” Il bidello andò in confusione. Mi guardava fisso, con i suoi occhi rugosi e cespugliosi, e non sapeva ovviamente che cazzo dire. “Ehm....veramente io...sto qui perché...perché...ragazzi...ho un po' da fare, ecco tutto. Ho da fare. Faccio il bidello, è questo il mio lavoro. Non devo dare spiegazioni a delle creature come voi.” La sua voce era roca e catarrosa: chissà quante sigarette aveva fumato mentre era chiuso lì dentro a fare sesso con oggetti inanimati. Stracci. E scope. Che odio. Odiavo questo, degli adulti: potevi sorprenderli a fare qualunque porcata, in qualunque lurida posizione, in qualsivoglia triste momento: non erano comunque tenuti a darti spiegazioni perché eri un bambino. Dico: io ti trovo con uno straccio avvolto attorno al cazzo nel bagno di una scuola elementare/materna e non ho diritto a nessuna spiegazione? Tu puoi fare sesso con i più laidi oggetti nel luogo dove io tiro fuori il mio pisellino per mingere, farti sorprenderti e passarla liscia?
“Allora...ascoltatemi bene, ragazzi. La direttrice non sa che sono qui. E non l'addà sapé. Quindi voi vi dovete stare zitti, avete capito? O io vi faccio 'na facc' e schiaff' quant'è vero che mi chiamo Don Antonio.” Ok, ok...con la sua voce roca era spaventoso, lo ammetto. E ci aveva spaventati. La minaccia aveva funzionato: in fondo che cavolo ne sapevamo noi del mondo? Magari aveva tutte le ragioni per stare là dentro. Tuttavia...se non aveva niente di losco da nascondere, perché non voleva che ne parlassimo con la direttrice? Non che l'avremmo mai fatto, ovviamente...ma una parolina alla maestra, alla mia amata maestra avrebbe potuto scappare. Anche solo per farla sentire in colpa di averci chiuso nel bagno perché eravamo alle prese con dinosauri e robottoni, di averci rinchiuso - seppur involontariamente – con un tizio che si avvolgeva stracci attorno al pene. “Sentite bene, Don Anto'. Noi non abbiamo fatto niente di male. E vogliamo uscire di qua. E voi ci dovete aiutare. Tengo un dinosauro da salvare.” Ciò detto gli porsi un po' di carta presa dal rotolo affianco al lavandino perché si coprisse le vergogne.
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