Ci guardammo.
Eravamo stressati, tristi, il nostro furore agonistico aveva distrutto i nostri giocattoli. Mimmo, il cui pupazzetto di He-Man si era disintegrato contro la lavagna, stava per gettarmisi addosso e darmele di santa ragione, come avrebbe fatto chiunque, se non fossi stato salvato dall'intervento fulmineo della maestra che urlava a squarciagola invocando i nostri nomi. Si avventò su di me, dolcissima erinni che avevo esasperato con i miei comportamenti molesti, io che portavo il caos in quella classe altrimenti tranquilla, con le mie pistole, i miei giochi violenti, le mie bombe a mano. “BASTAAAA!!! ADESSO VI CHIUDO TUTTI E TRE NEL CESSOOO – scusate nel BAGNOOOO” - non dimenticava mai le buone maniere. Detto fatto, afferrò me e Mimmo per le braccia, intimando gli altri due ragazzini di seguirci. I vigliacchi ubbidirono senza batter ciglio. Uscimmo dall'aula e la maestra ci spinse nel bagno dei maschietti, sbattendo la porta con fragore e chiudendola dall'esterno. Prima che avessimo capito esattamente cose stesse succedendo ci trovavamo prigionieri, noi rivali eravamo improvvisamente compagni di sventura in quella dimensione parallela dell'asilo. Guardai i ragazzi: erano incazzati neri. Incazzati neri con me. Non sapevo cosa dire: mi rendevo conto che era colpa mia, in fondo: avevo alzato il livello dello scontro portando in campo un giocattolo più forte dei loro. Ma non potevo evitarlo; non si può chiedere a un dinosauro di non dominare, sarebbe come chiedere al fuoco di non bruciare. “Non vi preoccupate, ragazzi” – dissi - “Il mio tirannosauro ci verrà a prendere!” - “SEI UN COGLIONEEE!!!” urlò Antonio, il mio compagno di banco, il mio ex amico. “NESSUN DINOSAURO CI VERRA' A PRENDERE, CAPITOOO? IL TUO DINOSAURO E' UN GIOCATTOLO! I GIOCATTOLI NON SONO VIVI!”
Un giocattolo. Era questo quello che quel cretino pensava del mio tirannosauro. “No Antonio, ti sbagli” - risposi calmo - “i robottoni non esistono. I dinosauri sì. Abbiamo le ossa”. Fu allora che Antonio, con la sua manina da bambino dell'asilo, mi allungò un ceffone e mi stampò cinque dita in faccia. Ok, me l'ero meritato. L'altro ragazzo, Andrea, era in evidente stato confusionale. Era evidente che non era mai stato chiuso nel bagno per punizione. Per me non era la prima volta, ovviamente...non era la prima volta che finivo dentro. Ma sapevo che se mi fossi comportato bene sarei uscito presto con la condizionale. Bisognava solo stare attenti a non fare casino, stare tranquilli, e in pochissimo tempo saremmo usciti.
Il problema, quando hai sette-otto anni, è che il tempo non passa mai. Il tempo è una sostanza collosa, i minuti si tendono pigramente da una tacchetta all'altra del Flick-Flack; ogni scatto della lancetta è una lenta, densa progressione. Ogni secondo si dilata, ogni ora vuota di giochi e di televisione è come un'ora del gemello in orbita, ma con un cane che ti morde le palle. Un inferno spazio-temporale. L'unico vero nemico dei bambini, oltre ai pedofili e ai camerieri nei ristoranti, è la noia. E' quando i bambini si annoiano che succedono cose strane, che provano a dare fuoco alle tende, che si improvvisano cuochi o ciclisti in mezzo al traffico o acrobati o giocolieri con le bottiglie di acido muriatico eccetera. Inoltre, io ero un bambino iperattivo. Molto iperattivo. Ogni minuto fermo era un minuto sprecato: chi me l'avrebbe restituito, una volta nella tomba?
Vedevo la mia vita come una vertigine verso il nulla: non potevo, non dovevo stare fermo un solo minuto. Muoversi, era questo che si doveva fare. Muoversi. Andrea piangeva, oh, come piangeva. E come lo disprezzai. Brutta femminuccia. Avevo fatto bene a distruggere la sua macchinetta telecomandata: era troppo debole per guidare. Di sicuro da grande sarebbe stato uno di quelli che fanno guidare la moglie. Ma Antonio era pronto a saltarmi alla giugulare. Era incazzato come una scimmia, mi odiava per aver esagerato, per aver scherzato con il suo robottone, per averglielo distrutto e umiliato stritolandolo tra le fauci del T-Rex. Ma non capiva che non era stata colpa mia. Non avrebbe mai dovuto sfidarmi: un ammasso di ferraglia e circuiti non può competere con un animalone preistorico. L'altro bambino era il più confuso. Mimmo, quello del pupazzetto di He-Man. Era triste, troppo triste per la repentina morte di due dei suoi eroi: non solo il biondo principe di Greyskull ma anche il suo fido Battle-cat. Si erano entrambi sfracellati contro la lavagna con ampio spargimento di pezzetti di plastica esplosi nell'aria al momento dell'impatto. Aveva visto He-Man perdere la testa, letteralmente, e collassare a terra decapitato e solo. Una morte orribile per un aristocratico.
Ma io...io avevo ancora delle speranze. Il mio T-Rex era di gomma, infatti. E la gomma, si sa, non è fragile. Forse, una volta caduto dalla finestra era semplicemente rimbalzato a terra. Forse era finito nel giardinetto immediatamente sottostante, senza riportare danno alcuno. L'unico pericolo era rappresentato dagli altri bambini. Avrebbero potuto rubarlo. Io so quanto faceva gola agli altri il mio dinosauro. La mia era una scuola elementare, non solo un asilo. Ok, se avessi visto un altro moccioso con il mio animale avrei potuto andare là, spaccargli la faccia o ricattarlo o dargli dei soldi e tornare in possesso del mio giocattolo. Ma se l'avesse preso qualche ragazzo delle elementari? Uno di terza, tipo....o uno di quinta? Uno di quei bastardi arroganti, già grossi e uomini, praticamente, che rispondevano male alle maestre, che non facevano i compiti, che prendevano ripetizioni? Non potevo competere con quelli là. Dovevo uscire da quella cazzo di prigione, e subito. Non potevo aspettare che alla maestra passasse l'incazzatura. Dovevo uscire. Subito.
Nessun commento:
Posta un commento