Triceratopos, Stegasaurus, Pterodactylus: nomi potenti, adatti allo status di dominatori selvaggi di tutti i continenti, di tutte le nazioni, della loro grande nazione: Dinotopia, il mondo perduto, il regno del sangue e della crudele catena alimentare: gli erbivori mangiano l'erba, i carnivori gli erbivori, i vermi gli erbivori morti.
E poi: Tyrannosaurus, il rex, e il Diplodocus, il più lungo, e il Brachiosaurus, il più alto. Elasmosaurus, dal lungo collo e dalle pinne, viveva in acqua ed era carnivoro.
Un giorno mio padre mi comprò un pupazzo gommoso di Tirannosauro. Era una cosa che non avevo mai visto prima: una bestiaccia rettiliforme con la bocca aperta, che mostrava strani denti umanoidi, anch'essi gommosi, e una linguona che avrebbe potuto leccare in un colpo solo il più grosso dei maxi gelati. E poi aveva una coda fantastica, gommosa ma rigida, che sferzava dolorosi colpi a destra e a manca, che io usavo senza pietà sulla schiena di mio fratello: prendi questo, tsch, e questo, tsch, e questo tsch tsch tsch e lui andava da mamma e piangeva, ma a me non me ne fregava niente perché io avevo un tirannosauro tutto per me, una bestia immonda dalla bocca spalancata e dalla coda frustante che obbediva ai miei comandi: io ero il tirannosauro, il re dei dinosauri, amato e temuto da tutti gli erbivori e dai più pericolosi carnivori, perfino.
Decisi però che un re senza sudditi non era nessuno. Cominciai a capire che il mio T-Rex non era tutto: c'erano anche altri mostri come quello, altri dinosauri. Non era l'unico, faceva parte di un gruppo, di un clan, di una grande famiglia mostruosa. Avevo bisogno di nuovi dinosauri, non potevo lasciare il mio re senza un popolo su cui spadroneggiare. E allora: mi misi a battere i negozi di giocattoli alla ricerca di animali simili. Volevo creare un mio zoo, volevo dare una forma al mio regno che per il momento era vuoto, con il T-Rex al centro a sbraitare contro il nulla, in cerca di creature da fare a pezzi e da ingoiare in un sol boccone. Non posso dire che abbia trovato pane per i miei denti...non posso dire di aver trovato qualcosa di simile. Non esisteva nulla di tanto spaventoso e verde come il mio tirannosauro. Però ne trovai altri, anche carini. Uno di questi aveva delle grosse placche ossee sul dorso e degli aculei sulla coda. Un drago ciccione e pericoloso: si chiamava Stegosaurus. Un degno avversario del mio T-Rex, se si considera che era pure erbivoro. Un erbivoro arrogante, a quanto pare, e ben difeso. Portai mio padre al negozio di giocattoli e lo costrinsi a comprami un pupazzo di stegosauro. Era giallo, con i denti sporchi di sangue nonostante non fosse un carnivoro. Questo lo faceva apparire come un erbivoro scorretto: un bastardo che, non trovando abbastanza verdure da mangiare, ricorreva a mezzucci ammazzando animaletti di taglia più piccola, poveri bastardi indifesi. Sono buoni tutti a fare i gradassi con i più piccoli, e questo arrogante erbivoro non faceva eccezione. Doveva essere punito. La sera che comprai lo stegosauro tornai a casa e mi misi a preparare il campo di battaglia. Sul tappeto scuro del soggiorno i due grossi animali risaltavano nei loro sfolgoranti colori: verde sulla pancia e nero sul dorso il tirannosauro, giallo su tutto il corpo lo stegosauro, si fronteggiavano aspettando che dessi inizio alla battaglia. All'uopo avevo rimosso tutto quello che poteva essermi d'intralcio: soldatini, carrarmatini, bombe a mano di plastica, residui di una battaglia pomeridiana con i cugini. Ovviamente, gli avevo rotto il culo. Ora dovevo far vincere il mio T-Rex contro questo bastardo giallo, e sapevo che sarebbe stata dura. Lo stegosauro cominciò a muoversi in modo lento, eppure supponente. Si avvicinò alla pozza d'acqua dove il mio T-Rex stava bevendo, placido: non aveva fame, non voleva dare fastidio a nessuno. Voleva solo dissetarsi dopo aver straziato rapidamente il corpo di un Gallimimus, un dinosauro veloce ma debole. Lo stegosauro, invece...era lì per provocare. Aveva sentito in giro che il T-Rex era il dionosauro più forte, e forse aveva voglia di sfidarlo, o forse aveva solo voglia di vedere se era così forte come credeva. Però non si decideva a fare una mossa precisamente ostile, come tutti i vigliacchi. Stava lì, beveva un po' d'acqua, agitava la coda con i pericolosi aculei proprio vicino alla muso del tirannosauro, sempre più vicino, sempre più velocemente. Il T-Rex però era calmo. Non voleva combattere, era stanco e non sentiva affatto la competizione di uno stupido erbivoro. Ma quell'imbecille si atteggiava, muoveva al vento le placche pesanti, tutta la cresta, ne faceva apprezzare la durezza, la solidità. Il T-Rex era calmo, non gli interessava il combattimento. Lui voleva solo la sua acqua, tutto qua, e starsene in pace per un po'. Poi, lo stegosauro cominciò a rompergli le palle per davvero; si avvicinò, si mise a bere l'acqua a un metro da lui, intorbidandogliela, insozzandogliela con il sangue che aveva in bocca, il sangue di qualche animale indifeso. Poi si girò e sfiorò per l'ennesima volta la faccia del tirannosauro con la coda, facendogli un piccolo graffio sul collo, il suo poderoso collo da rettile. Fu allora che iniziò la lotta:
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