Simulò una ritirata, una provvisoria ritirata. Lo stegosauro credette per un secondo di di aver avuto ragione del re, e ovviamente non si aspettava la sua prossima mossa. Il T-Rex gli sventagliò la faccia con la sua coda liscia e affilata, una frustata che il rivale non si aspettava e che lo lasciò stordito. Tsch. Pensai a mio fratello e alla sferzate che periodicamente infliggevo alla sua schiena con la medesima coda. Infine, il tirannosauro si abbatté con tutta la sua forza sullo stegosauro, mordendolo sul collo e stroncando l'animale sul colpo. Il sangue della bestia intorbidò il torrente da cui stavano entrambi bevendo. Il T-Rex si avvicinò all'acqua e ne assaggiò il sapore al sangue, più saporito della carne stessa. Aveva vinto. Avevo vinto.
Il giorno dopo andai all'asilo. Non avevo dormito per niente, ero nervoso e stanco, ancora eccitato per il grande scontro che si era combattuto sul tappeto del soggiorno, lordato delle interiora luride dell'erbivoro. Chissà cosa avrebbe pensato mamma quando avesse visto tutto quel sangue in giro. Ma tant'è, il bastardo se l'era meritata. Avevo in bocca il sapore amaro dell'orzo: bambino sfigato, non potevo bere latte, che mi provocava ore di scagazzamenti. Quindi bevevo orzo con acqua, il cui sapore depressivo mi restava in bocca per ore. Le nubi che chiudevano il sole dietro la loro gabbia autunnale, le porte della scuola che si aprivano tutti i santi giorni, le maestre che rompevano le palle per i miei giochi violenti: tutto questo era il mio mondo, che io dovevo combattere e che combattevo quotidianamente, aiutandomi con le armi che portavo da casa. Tuttavia quella mattina, invece di portare con me i soliti mitra gommosi (e pistole di plastica, pistole a piumini, pistole che facevano il botto, fucili a freccette con ventosa, arco e frecce con ventosa, bombe a mano di plastica eccetera eccetera) che sempre mi accompagnavano nelle ore di gioco (siamo seri, le costruzioni interessano solo ai futuri ingegneri e la plastilina è roba da femminucce) portai con me il tirannosauro. Volevo farlo vedere alla gente, mostrarlo alla maestra e frustarla con la coda gommosa, tsch, farle vedere chi era il capo come facevo con mio fratello. Tsch. E poi, volevo frustacchiare la bambina dai capelli rossi. Se lo meritava perché se la faceva sempre con i bulletti, perpetuando lo stereotipo delle ragazze che amano i bastardi. Se le avessi fatto male con il mio dinosauro, forse avrebbe capito che ero un bastardo, e mi avrebbe amato. Forse no. Nel frattempo però si sarebbe beccata una bella codata.
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