Tutti hanno i loro percorsi preferiti, a Roma. E' un classico del Grand Tour, dalla guida Baedeker in poi. Decine di grandi uomini, poeti, scrittori, pittori hanno distrutto i testicoli dei posteri con le loro passeggiate romane, con le loro tediose descrizioni di quant'e' bella sta citta' e tutti i campanili e le chiese e il mattone e il travertino e il marmo eccetera. E i loro itinerari, poi...terribili. PiazzadiSpagnaviaCondottiviaDelCorsoPiazzadelPopoloVillaBorghese. Oppure: CampidoglioForiImperialiForoRomanoPalatinoColosseo. Oppure:PiazzaSanPietroBasilicadiSanPietroMuseiVaticaniStanzediRaffaelloCappellaSistina etcetera etcetera.
Bene. Come se non bastasse (e non basta mai) anche io ho una mia passeggiata preferita, a Roma.
Dato l'elevato tasso di zingari presenti lungo il percorso, molti dei quali monchi, zoppi, ciechi e pietibondi, ho deciso di ribattezzarla passeggiata romena. Ma non e' per razzismo. Non ho problemi con gli zingari. Sono uno stanziale pacifico.
La mia passeggiata comincia dalla parte sbgliata del Tevere. Che poi sarebbe quella giusta, nella mia modesta opinione. Da Trasvetere, muovo verso il ponte che porta il nome del nostro amato Eroe dei Due Mondi, entrambi parte Terzo Mondo: Garibaldi. E' il ponte più bello in questa zona.
A Roma non bisogna mai limitare lo sguardo ad altezza uomo. Roma fa schifo ad altezza uomo. Graffiti everywhere graffiano i monumenti e le facciate dei palazzi; statue barocche mutilate nelle parti intime e poi gente, gente, gente ovunque e puzza di piscio manco fossimo nel Medioevo. In realtà, sotto molti punti di vista siamo ancora nel Medioevo.
Trastevere è il quartiere della movida romana: tutta la città, più un'indefinita e multiforme massa di turisti, si ammassa in questi strettissimi vicoli per tutta la notte, nonostante il divieto di servire alcolici dopo le due. Ma chi se ne fotte? Siamo a Roma, e la lunga notte mediterranea deve essere ammazzata in qualche modo.
La giornata, poi, a Roma è terribile. La città di strapazza, con le sue distanze assurde ed i suoi orari micidiali, con i suoi trasporti sovraffollati e i suoi milioni di persone che corrono, a testa bassa, sotto il cielo azzurro o sotto la pioggia battente, schiacciati nella metro o sugli autobus, sui marciapiedi.
Anche per gli zingari, si, anche per loro la giornata è uno schifo. Tutto il giorno a chiedere soldi, a cercare di spolpare un pezzetto di grasso dal capitalismo incancrenito e moribondo.
Alla fine della giornata, quando un altro sole romano è tramontato sulla tua pelle, lasciandoti sporco di polvere e di smog, con gli occhi pieni del sole del meriggio e dello scintillio del travertino e della pioggia sui marciapiedi, sei sempre ridotto uno straccio.
E capisci perché, tutto sommato, Nerone non ha avuto tutti i torti ad accendere il fuoco.
Bene. Come se non bastasse (e non basta mai) anche io ho una mia passeggiata preferita, a Roma.
Dato l'elevato tasso di zingari presenti lungo il percorso, molti dei quali monchi, zoppi, ciechi e pietibondi, ho deciso di ribattezzarla passeggiata romena. Ma non e' per razzismo. Non ho problemi con gli zingari. Sono uno stanziale pacifico.
La mia passeggiata comincia dalla parte sbgliata del Tevere. Che poi sarebbe quella giusta, nella mia modesta opinione. Da Trasvetere, muovo verso il ponte che porta il nome del nostro amato Eroe dei Due Mondi, entrambi parte Terzo Mondo: Garibaldi. E' il ponte più bello in questa zona.
A Roma non bisogna mai limitare lo sguardo ad altezza uomo. Roma fa schifo ad altezza uomo. Graffiti everywhere graffiano i monumenti e le facciate dei palazzi; statue barocche mutilate nelle parti intime e poi gente, gente, gente ovunque e puzza di piscio manco fossimo nel Medioevo. In realtà, sotto molti punti di vista siamo ancora nel Medioevo.
Trastevere è il quartiere della movida romana: tutta la città, più un'indefinita e multiforme massa di turisti, si ammassa in questi strettissimi vicoli per tutta la notte, nonostante il divieto di servire alcolici dopo le due. Ma chi se ne fotte? Siamo a Roma, e la lunga notte mediterranea deve essere ammazzata in qualche modo.
La giornata, poi, a Roma è terribile. La città di strapazza, con le sue distanze assurde ed i suoi orari micidiali, con i suoi trasporti sovraffollati e i suoi milioni di persone che corrono, a testa bassa, sotto il cielo azzurro o sotto la pioggia battente, schiacciati nella metro o sugli autobus, sui marciapiedi.
Anche per gli zingari, si, anche per loro la giornata è uno schifo. Tutto il giorno a chiedere soldi, a cercare di spolpare un pezzetto di grasso dal capitalismo incancrenito e moribondo.
Alla fine della giornata, quando un altro sole romano è tramontato sulla tua pelle, lasciandoti sporco di polvere e di smog, con gli occhi pieni del sole del meriggio e dello scintillio del travertino e della pioggia sui marciapiedi, sei sempre ridotto uno straccio.
E capisci perché, tutto sommato, Nerone non ha avuto tutti i torti ad accendere il fuoco.
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