e insomma, che lo sfacelo cominci!

Odio i blog. Ma soprattutto odio i blogger. Innamorati di sé stessi, a volte cool a volte loser, spesso ignoranti, spessissimo arroganti. Una descrizione in cui mi rispecchio perfettamente. Perché aprire un blog, e soprattutto perché non aprire invece un blogger ed esporre le sue interiora al pubblico ludibrio? Per quanto mi riguarda la risposta è semplice: sono anche io un cazzone innamorato di sé stesso, un egomaniaco che usa le sue letture e citazioni per far vedere ai suoi amichetti che in realtà è uno forte, anche se a scuola le ha sempre prese, anche se a calcio ha fatto sempre schifo, anche se se l'è sempre fatta sotto quando si trattava di menare le mani per davvero ecc.ecc. E' a questo che serve la cultura: ad arrivare dove non si riesce con la natura. Cioè alla figa. Diventando un intellettualoide, uno pseudonerd o qualcosa del genere, non si fa altro che prendere la strada più lunga, tuttavia per andare dalla stessa parte. Là in mezzo.

Ora veniamo al titolo del blog. Non c'è pretesa di serietà in quello che scrivo come non c'è pretesa di serietà nelle pippe. Parliamoci chiaro: chi mai prenderebbe sul serio le pippe? E invece, ahimé, sono serissime. Sono la cosa più seria del mondo: gente come Freud ha fondato intere teorie sull'onanismo e su tutto ciò che ruota attorno ad esso, mani incluse. Sesso, sesso, sesso: il pansessualismo di Freud non è altro che il nostro pansessualismo: é il motore della maggior parte delle nostre azioni. La masturbazione, l'autoerotismo è il primo passo verso quello che verrà dopo, e cioé più autoerotismo o autoerotismo più complesso o autoerotismo di coppia ecc.ecc. Una grossa, lunga variazione sul tema. Che comunque ci farà bruciare la cappella, alla fine.

Ho deciso di voler aprire questo blog non solo perché sono innamorato di me stesso, ma anche perché voglio costringermi a scrivere. E so che rispondere ai vostri insulti, alle vostre considerazioni, ai vostri suggerimenti - se sarete così gentili da darmene - mi costringerà dietro la tastiera e mi costringerà a fare pratica, ad esercitarmi e a darmi una disciplina nello scrivere, che è la cosa di cui più ho bisogno. Disciplina. E pomata per il pisello.

Inoltre, metterò sul blog i miei racconti, in modo che chiunque voglia potrà stamparli e usarli come costosa ma goduriosa carta igienica. Non metterò racconti già completi: li scriverò mano a mano e voi li vedrete nascere. Vedrete la parte che nessuno scrittore permette mai ai suoi lettori di vedere: quella della bozze, quella degli errori, quella delle banalità. E' una goduria voyeuristica, no?

domenica 20 marzo 2011

Alieni uno.

Da piccolo avevo paura degli alieni. Aspetta, aspetta...mi correggo. Da piccolo ho paura degli alieni. Soprattutto di quelli della TV, indendiamoci.
Tutto è cominciato quando avevo sei, sette anni. Ero sul divano e mio padre aveva iniziato a guardare una trasmissione ideata e condotta da Alessandro Giacobbo. Esatto, proprio lui. E' anche autore, cosa credete? E insomma, a un certo punto ho cominciato ad avere paura.
Sapete, non è che gli alieni esistano davvero. Non esistono. Eppure...tutte quelle stelle, tutte quelle galassie...infinite. Non è possibile che non ce ne siano. E allora...anche se ci sono, però, è impossibile che forme di vita aliene arrivino sulla Terra. Ormai siamo sicuri (ma lo siamo?) che il nostro sistema solare è alien-free; le paure che alimentavano la fantascienza anni '50 (cosa si cela sotto la coltre nuvolosa di Venere? Quali arcaiche forme di vita brulicano sulla superficie martoriata di Plutone?) sono stati eliminati dalle esplorazioni delle sonde spaziali. Batteri: ecco gli unici abitanti - fossili - del nostro sistema solare. E così, come sempre capita, la frontiera è stata spostata più in là. Ma la frontiera non può, e non deve, essere mai raggiunta; tuttavia noi abbiamo insistito, e abbiamo spedito sonde nello spazio profondo, le abbiamo dotate di sistemi che permettano ad intelligenze lontane anni luce di capire dove siamo, di capire come siamo fatti; abbiamo graffito l'elica del nostro DNA sulla carlinga lucente di Voyager nella speranza, proiettata in una vertigine temporale che dà la nausea, di essere un giorno ricontattati.
Questo non è successo. Ancora. Eppure, ho una paura fottuta che possa succedere. E tutti quei cazzo di radar puntati verso il cielo? Tutti in attesa di un segnale dallo spazio profondo? Ma non potremmo farci i cazzi nostri e ignorare le forme di vita che mi terrorizzano? 

Insomma, durante questa fatidica trasmissione ho capito un sacco di cose importanti.
1. Gli alieni esistono.
2. Praticamente tutte le civiltà del passato sono frutto di una mente aliena: i Sumeri, gli Assiro-Babilonesi, gli Egizi of course, i Toltechi, gli Aztechi, i Maya, gli Inca. Per qualche strana ragione si salvano i Cinesi e gli Indiani: chissà, potrebbero incazzarsi e rapire Giacobbo e spedirlo nello spazio a cercare le origini della sua famiglia.
3. Un bel giorno del millenovecentoqualcosa una navicella aliena si è schiattata presso Roswell, New Mexico, USA (sempre gli Americani in mezzo alle cose che mi fanno più paura).
4. Nonostante questa navicella aliena si sia schiattata proveniendo da abissi siderali, in qualche modo il suo pilota non si è disintegrato ed è stato prelevato dalla NASA per essere studiato. Gli hanno fatto un'autopsia, l'hanno sezionato e studiato per benino; dopo un po' lo hanno rimesso in circolazione e nel 1982 ha raggiunto il successo mondiale incidendo l'album "Thriller".
5. Ci sono diverse specie aliene: quelli lunghi lunghi secchi secchi; quelli verdi; quelli verdi che sembrano rettili e che hanno già conquistato il mondo; quelli rossi; quelli fatti di pura materia siderale; quelli che ti leggono nel pensiero; quelli che etc.etc. Comunque quelli che a me fanno più cacare sotto sono quelli con la capa triangolare, bassi bassi e con gli occhi neri anch'essi triangolari. Brrrr.
Insomma, quella per me la serata del documentario sugli UFO non fu una bella serata: la passai praticamente tutta a leggere Topolino perché avevo troppa paura di guardare la tv. Questo ha peggiorato solo le cose, visto che avevo ancora le orecchie per sentire. E, quindi, sentivo e immaginavo. E questo è pericolosissimo. Per quanto sopaventosa possa essere un'immagine, il momento di maggior terrore si concretizza quando essa viene vista. Il ricordo resta orrorifico solo per un po' di tempo, poi perde gradualmente potenza fino a diventare ridicolo, anche divertente alle volte. Ciò che invece viene creato dalla mente e dalla fantasia, non diventando mai davvero tangibile, ha un carica orrorifica molto maggiore e molto più duratura, foraggiata continuamente da nuove più terribili fantasie. Cos'è quella luce nel cielo? E se fosse un alieno? Come faccio a saperlo se non ho visto quel cazzo di documentario ma l'ho solo ascoltato? Dubbi di questo genere affliggevano, tormentavano e sfiancavano il mio povero cervello cacasotto.

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