Come ho detto, Trasvetere piace a molti. Piace pure a me. Cazzo se mi piace, e non solo perché ho avuto la fortuna di viverci per un tempo sufficientemente lungo da farmici sentire "a casa". Ho amato tutto di quel rione: il caos, la gente che ti sbatte addoso, gli ubriaconi, i tossici, i turisti infiammati dalla canicola, i topi che schizzano fuori dai tombini e sgattaiolano (ma sarebbe meglio dire "stopano") fra le gambe lattee delle ragazze, fra unghie smaltate e pelle mangiata dagli infradito per poi perdersi nel labirinto dei vicoli. Perché è questo ciò che rende il Rione XIII così facile da amare: il fatto che è facilissimo perdercisi dentro. A Trastevere non esistono strade dritte, con la sola eccezione, forse, di via S. Francesco a Ripa, una sorta di Broadway che taglia il reticolo viscoso e impenetrabile in modo obliquo, creando una lunga prospettiva che va a sbattere contro il Gianicolo o contro la chiesa di S. Francesco, dipende da dove guardate. Non importa quanto senso dell'orientamento abbiate: a Trastevere vi perderete. E se non vi perdete, siete dei cretini. Perché è così che questo rione vi sorprenderà, colpendovi nel pieno del vostro detourment con una cascata di fiori da un balcone, con una gigantesca merda di cavallo, con una casetta del '600 o con una chiesa - una delle mille - che non avevate mai visto anche se ci eravate passati davanti mille volte. E poi: percorrere maldestramente le strette strade luride e poi trovarvi lì, nelle piazze grandi, dominate dai campanili e dalle facciate delle basiliche. L'oro dei papi rifulge nel sole eterno con il solo obiettivo di sopraffarvi, di demolire la vostra incredulità, il vostro essere miscredenti e dubbiosi della divinità. Il Paradiso c'è, e questo è solo un assaggio. Piazza di S. Maria in Trastevere è così: un setting fantastico in cui arrivate senza rendervene conto e da cui non potete più uscire. Paradossalmente, gli slarghi nel labirinto dei vicoli, le piazze luminose e potenti, gli ori portentosi, vi tratterranno e vi imprigioneranno più del labirinto stesso. Ho capito che Trastevere era il mio posto quando - e qui vado sull'autobiografismo spinto - ho passato lì la mia prima notte a seguito di un terribile trasloco effettuato in autobus. Dopo una sveglia all'alba (sono pur sempre un archeologo e qualche volta mi tocca scava'), preda del torpore e della confusione post-onirica, cercavo un bar dove fare colazione. Erano quasi tutti chiusi: troppo presto. Mi dirigo verso il fiume, il confine naturale del rione che, in un certo senso, gli da anche il nome: in piazza Belli ecco il celebre, pleonastico Bar Belli. Entro e prendo un cappuccino etc. Esco ed il sole era lì, bassissimo sull'orizzonte, e davanti a me le foglie secche volavano dagli alberi sul lungotevere verso il fiume, scendevano fendendo l'aria lente, planando nel vento cristallino e gelido, fino a toccare l'acqua che turbinosa le trascinava verso il fondo, verso il mare, verso l'isola Tiberina a due passi. Mi volto un secondo e vedo un tizio che piscia contro la saracinesca del bar mentre, a pochi metri da lui, una coppia molto anziana faceva colazione come me. Il tizio aveva appoggiato la testa contro la serranda e reggeva con una manno il suo pisello e con l'altra una peroni da 66. Un suo amico, anch'esso dotato di Peroni, lo guardava senza alcuna particolare espressione. Erano tutti e due ubriachi fradici, strafatti, puzzolenti e stracchi, eredi di una notte che non volevano far finire nonstante l'alba, che volevano portare avanti fino a mezzogiorno e oltre, fino a che le forze glielo avrebbero consentito, senza vergogna del loro essere ancora in uno stato profondamente notturno nonstante il giorno fosse ormai sopraggiunto e con esso i primi imbecilli a svegliarsi. Non erano solo due ragazzi ubriachi, erano due figure liminali: avevano trapassato la notte da parte a parte, ne avevano visto l'inizio e la fine ed erano ancora vivi e ne volevano ancora, e ora avevano visto l'alba ed erano pronti a seppellire anche quella. Irriducibili festaioli, incuranti del fisico e del sonno. Eroi. Ripresi a camminare verso il ponte: lo scavo, cazzo, sono in ritardo. Mentre un tassista quasi mi uccideva sul lungotevere, urlando e insultando mia madre e tutte le figure femminili della mia famiglia per il mio modo in cui avevo attraversato, pensai. Cazzo, sto posto è fatto proprio per me.
e insomma, che lo sfacelo cominci!
Odio i blog. Ma soprattutto odio i blogger. Innamorati di sé stessi, a volte cool a volte loser, spesso ignoranti, spessissimo arroganti. Una descrizione in cui mi rispecchio perfettamente. Perché aprire un blog, e soprattutto perché non aprire invece un blogger ed esporre le sue interiora al pubblico ludibrio? Per quanto mi riguarda la risposta è semplice: sono anche io un cazzone innamorato di sé stesso, un egomaniaco che usa le sue letture e citazioni per far vedere ai suoi amichetti che in realtà è uno forte, anche se a scuola le ha sempre prese, anche se a calcio ha fatto sempre schifo, anche se se l'è sempre fatta sotto quando si trattava di menare le mani per davvero ecc.ecc. E' a questo che serve la cultura: ad arrivare dove non si riesce con la natura. Cioè alla figa. Diventando un intellettualoide, uno pseudonerd o qualcosa del genere, non si fa altro che prendere la strada più lunga, tuttavia per andare dalla stessa parte. Là in mezzo.
Ora veniamo al titolo del blog. Non c'è pretesa di serietà in quello che scrivo come non c'è pretesa di serietà nelle pippe. Parliamoci chiaro: chi mai prenderebbe sul serio le pippe? E invece, ahimé, sono serissime. Sono la cosa più seria del mondo: gente come Freud ha fondato intere teorie sull'onanismo e su tutto ciò che ruota attorno ad esso, mani incluse. Sesso, sesso, sesso: il pansessualismo di Freud non è altro che il nostro pansessualismo: é il motore della maggior parte delle nostre azioni. La masturbazione, l'autoerotismo è il primo passo verso quello che verrà dopo, e cioé più autoerotismo o autoerotismo più complesso o autoerotismo di coppia ecc.ecc. Una grossa, lunga variazione sul tema. Che comunque ci farà bruciare la cappella, alla fine.
Ho deciso di voler aprire questo blog non solo perché sono innamorato di me stesso, ma anche perché voglio costringermi a scrivere. E so che rispondere ai vostri insulti, alle vostre considerazioni, ai vostri suggerimenti - se sarete così gentili da darmene - mi costringerà dietro la tastiera e mi costringerà a fare pratica, ad esercitarmi e a darmi una disciplina nello scrivere, che è la cosa di cui più ho bisogno. Disciplina. E pomata per il pisello.
Inoltre, metterò sul blog i miei racconti, in modo che chiunque voglia potrà stamparli e usarli come costosa ma goduriosa carta igienica. Non metterò racconti già completi: li scriverò mano a mano e voi li vedrete nascere. Vedrete la parte che nessuno scrittore permette mai ai suoi lettori di vedere: quella della bozze, quella degli errori, quella delle banalità. E' una goduria voyeuristica, no?
Ora veniamo al titolo del blog. Non c'è pretesa di serietà in quello che scrivo come non c'è pretesa di serietà nelle pippe. Parliamoci chiaro: chi mai prenderebbe sul serio le pippe? E invece, ahimé, sono serissime. Sono la cosa più seria del mondo: gente come Freud ha fondato intere teorie sull'onanismo e su tutto ciò che ruota attorno ad esso, mani incluse. Sesso, sesso, sesso: il pansessualismo di Freud non è altro che il nostro pansessualismo: é il motore della maggior parte delle nostre azioni. La masturbazione, l'autoerotismo è il primo passo verso quello che verrà dopo, e cioé più autoerotismo o autoerotismo più complesso o autoerotismo di coppia ecc.ecc. Una grossa, lunga variazione sul tema. Che comunque ci farà bruciare la cappella, alla fine.
Ho deciso di voler aprire questo blog non solo perché sono innamorato di me stesso, ma anche perché voglio costringermi a scrivere. E so che rispondere ai vostri insulti, alle vostre considerazioni, ai vostri suggerimenti - se sarete così gentili da darmene - mi costringerà dietro la tastiera e mi costringerà a fare pratica, ad esercitarmi e a darmi una disciplina nello scrivere, che è la cosa di cui più ho bisogno. Disciplina. E pomata per il pisello.
Inoltre, metterò sul blog i miei racconti, in modo che chiunque voglia potrà stamparli e usarli come costosa ma goduriosa carta igienica. Non metterò racconti già completi: li scriverò mano a mano e voi li vedrete nascere. Vedrete la parte che nessuno scrittore permette mai ai suoi lettori di vedere: quella della bozze, quella degli errori, quella delle banalità. E' una goduria voyeuristica, no?
afanculo, me lo scrivo da solo che sto pezzo è fantastico. ho bisogno di una auto-somministrazione di autostima.
RispondiElimina