L'ascesa del Gianicolo è sempre un evento mistico, per me. Nessun colle mi fa questo effetto. Parto dall'altra parte del fiume: il reticolo di Testaccio, il casino del mercato, la gente che ti sbatte addosso e ti insulta, romani cafoni. Ma anche, romani amati e amanti della loro città: quasi nessuno ama la propria città come loro, anche quando è assediata dai turisti sudati, anche quando puzza di piscio, anche quando è devastata dai teppisti e dagli architetti e dai palazzinari. Roma è sempre Roma, e loro la amano, punto. E questo gli fa onore.
Insomma, ecco via Marmorata e lì, alla mia destra, l'Aventino, il colle maledetto, il colle dei perdenti. Bellissimo, nella luce tenue che si riflette sui mattoni rossi delle chiese che emergono dal verde, assediate dagli alberi e dalla vegetazione. E' davvero un ironia della sorte che l'Aventino, il colle di Remo, dei perdenti, sia ora un posto fantastico mentre il Palatino, il colle di Romolo e dei vincitori, sia un cumulo di macerie collassato sotto il peso stesso della storia, che ne ha devastato la superficie rendendolo un colle di tegole e rovine smosse, una montagna traforata e piena di misteri, di vita sotterranea, di segreti. Il Palatino, il palazzo, è l'incarnazione geografica del potere: come questo è decadente, ma anche eterno, inafferrabile nella sua vera forma, metamorfico eppure di una solidità millenaria. Città e campagna allo stesso tempo, trionfo e rovina.
Dopo il caos testaccino ecco il ponte Sublicio, il più antico di Roma.
E sotto di me, intorno a me, sopra di me lui, il Tevere, nella luce del mattino morente, pieno di foglie gialle che volano dai platani, il sole sparato sull'acqua che ti sbrilluccica negli occhi e laggiù, alla mia sinistra, il gazometro della Garbatella. E il rumore. PPPshhshshshshs.... il rumore dell'acqua che scorre, divina, lurida e schifosamente tossica, lucida come una scheggia di vetro e mobile come l'aria, l'acqua del Tevere scorre fendendo la città, nutrendola e intossicandola allo stesso tempo. Veleno. La storia è un veleno, ecco cos'è. E dopo il ponte, ecco Trastevere, il quartiere preferito di molti. Da um mercato all'altro, dal Testaccio a Porta Portese, il fiume qui è importante come il mare e ha fatto nascere business su entrambe le sponde. Anche a Trastevere, strade strette in un labirinto di angoli ottusi e acuti, mai strade che si intersecano a novanta gradi, e poi piazze che ti si aprono dal lerciume dei vicoli defunti e domcomposti. Barboni, tossici, americani, turisti, studenti, massaie: c'è di tutto. E c'è il sole, sempre, che fa capolino di tra le antenne e le fenditure nel cielo sempre azzurro e caldo, sempre, anche a dicembre.
Insomma, ecco via Marmorata e lì, alla mia destra, l'Aventino, il colle maledetto, il colle dei perdenti. Bellissimo, nella luce tenue che si riflette sui mattoni rossi delle chiese che emergono dal verde, assediate dagli alberi e dalla vegetazione. E' davvero un ironia della sorte che l'Aventino, il colle di Remo, dei perdenti, sia ora un posto fantastico mentre il Palatino, il colle di Romolo e dei vincitori, sia un cumulo di macerie collassato sotto il peso stesso della storia, che ne ha devastato la superficie rendendolo un colle di tegole e rovine smosse, una montagna traforata e piena di misteri, di vita sotterranea, di segreti. Il Palatino, il palazzo, è l'incarnazione geografica del potere: come questo è decadente, ma anche eterno, inafferrabile nella sua vera forma, metamorfico eppure di una solidità millenaria. Città e campagna allo stesso tempo, trionfo e rovina.
Dopo il caos testaccino ecco il ponte Sublicio, il più antico di Roma.
E sotto di me, intorno a me, sopra di me lui, il Tevere, nella luce del mattino morente, pieno di foglie gialle che volano dai platani, il sole sparato sull'acqua che ti sbrilluccica negli occhi e laggiù, alla mia sinistra, il gazometro della Garbatella. E il rumore. PPPshhshshshshs.... il rumore dell'acqua che scorre, divina, lurida e schifosamente tossica, lucida come una scheggia di vetro e mobile come l'aria, l'acqua del Tevere scorre fendendo la città, nutrendola e intossicandola allo stesso tempo. Veleno. La storia è un veleno, ecco cos'è. E dopo il ponte, ecco Trastevere, il quartiere preferito di molti. Da um mercato all'altro, dal Testaccio a Porta Portese, il fiume qui è importante come il mare e ha fatto nascere business su entrambe le sponde. Anche a Trastevere, strade strette in un labirinto di angoli ottusi e acuti, mai strade che si intersecano a novanta gradi, e poi piazze che ti si aprono dal lerciume dei vicoli defunti e domcomposti. Barboni, tossici, americani, turisti, studenti, massaie: c'è di tutto. E c'è il sole, sempre, che fa capolino di tra le antenne e le fenditure nel cielo sempre azzurro e caldo, sempre, anche a dicembre.
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